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ZONE DEL VINO

Bacco deve aver prediletto la terra magiara - la Pannonia dell’età antica - se l’ha dotata di un terreno così fertile e vario che nutre, matura e vezzeggia le sue uve. Grazie alle sue caratteristiche naturali, il culto della vite e del vino fioriscono sin dai primordi della cultura. Già nel III secolo a.C. i Celti, che abitavano la regione, si occupavano di viticoltura. Assoggettati poi dai Romani furono questi ultimi ad impiantare nel suolo fecondo del Bacino dei Carpazi, i primi vigneti e ad estenderli a Szerémség, Baranya, Tolna, sulle colline di Buda e nei dintorni del lago Fertõ.

Coi vini di queste uve gozzovigliarono gli unni di Attila. Più tardi, al tempo dell'occupazione della patria da parte dei Magiari, il prode condottiero Árpád poteva già regalare al suo fido paladino una bella vigna nel leggendario territorio di Tokaj-Hegyalja. Il succo delle uve di Szekszárd, Somlóvásárhely, Pannonhalma, Mór, Eger e Csopak divenne presto mercanzia di lusso. I vini di Gyöngyös, Debrõd, Verpelét e Domoszló divennero sempre più ricercati.

Già prima dell'occupazione turca, durata 150 anni, furono introdotti vitigni di origine italiana e francese. I Serbi, sfuggiti all'invasione turca e rifugiatisi nelle campagne di Eger, portarono con sé il Kadarka, un vitigno che in seguito ha conosciuto una straordinaria diffusione. Ma i Turchi distrussero le uve bianche di Eger le sostituirono con quelle nere, chiamate törökgóhér e kékgóhér. Nell’Alföld, la Grande Pianura, furono piantate uve da tavola dette "sanguigno cremisi" e "moscatello nero". In Tokaj raggiunge il suo trionfo nel XVI secolo, quando comincia a diffondersi la moda dei vini bianchi dolci. A Tokaj-Hegyalja già dal 1560 era diffusa la consuetudine e la pratica della triplice zappatura, della vendemmia tardiva e della riproduzione dell'uva adatta al passito. Anche i vini delle colline del Balaton erano tenuti in gran conto, specialmente il Badacsony.

Nell'ultimo decennio del XVIII secolo, in seguito al dissodamento del terreno vergine nella regione compresa tra il Danubio ed il Tibisco, ricevette grande impulso la piantagione della vite, che serviva a trattenere le sabbie venute in superficie. Verso la fine del secolo le cantine erano già molto diffuse e comparirono pure i primi cerchi in ferro delle botti.

Nel XIX secolo si studiano nuovi procedimenti di vinificazione e nei decenni seguenti si modernizzarono anche gli strumenti della viticoltura.
La cultura vinicola ungherese ha subìto danni gravissimi a partire dal 1882, quando la filossera, il pidocchio della vite, fece la sua infausta comparsa e distrusse metà dei vigneti del paese. In compenso si ebbe un rinnovamento della cultura enologica e furono importare nuove specie di vitigni. Dopo la seconda guerra mondiale, l'enologia ha vissuto un nuovo periodo di sviluppo e, dagli anni '90, i valori dei vini di qualità e della cultura vinicola tradizionale sono balzati in primo piano. Gli esperti pronosticano un futuro di gloria per i vini regionali e per le uve tradizionali.

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