| A 130 chilometri
da Budapest,
in una valle dalla bellezza pittoresca, al punto d’incontro
dei monti
Bükk e Mátra,
si estende la città di Eger,
la cui fortezza, dalla forma pentagonale, costruita
sulla collina dominante la città è un complesso
architettonico di rilievo nazionale.
Oggi, su quei luoghi, nel palazzo vescovile del XV secolo,
ricco di dettagli medievali, trova collocazione il Museo
della fortezza István Dobó e la pinacoteca,
dove si possono ammirare capolavori dei maestri italiani,
della pittura tedesca dei secoli XVI-XVIII, dei pittori ungheresi
ed austriaci dei secoli XVIII-XIX. Si trovano inoltre i resti
del vescovado di Eger in stile romanico e tardo gotico fondato
dal re Stefano (975-1038). E’ anche possibile
accedere in avventurosi percorsi sotterranei della fortezza
risalenti all’epoca del castello, nelle casematte dove
accanto agli strumenti di difesa troviamo anche sculture
romaniche e gotiche in pietra. In un’esposizione
separate vengono presentati gli antichi strumenti d’esecuzione,
di tortura e di umiliazione utilizzati in Ungheria.
Nella fortezza funziona una zecca, dove possiamo
"fabbricare" con le nostre mani le monete.
Nella cantina Ispotály, oltre alla degustazione
dei famosi vini di Eger, possiamo imbottigliarci la "bevanda
divina". Ogni anno, nell’ultimo fine settimana
di luglio, vengono organizzati i "Giochi della
fortezza", che durano da giovedì fino
a domenica, con tornei cavallereschi, programmi musicali,
balli, commedie, tiri con l’arco. Il tutto è
reso più ricco dalle fiere dei mestieri tradizionali
e del folclore.
La costruzione della fortezza d'importanza strategica
ebbe inizio dopo l'invasione dei tartari, intorno alla metà
del ‘200. Le mura furono rinforzate da torri e bastioni
e, sul lato nord-occidentale della fortezza, sullo scoglio
più ripido della roccia, fu costruita la vecchia torre.
Nonostante ciò gli abitanti di Eger furono trucidati.
Per ripopolare la città, in cui risiedeva già
il popolo magiaro, si favorì l’insediamento di
coloni stranieri tra i quali italiani.
Nel corso dei secoli successivi, la protezione della fortezza fu
incrementata soltanto mediante piccole variazioni apportate.
Nel XV secolo, a causa delle campagne militari degli ussiti
cechi, la fortezza fu ulteriormente rinforzata. I lavori di
maggior entità a livello di trasformazioni furono apportati
da Tamás Varkocs, che fu capitano della fortezza dal
1542 al 1549. A lui appartiene l'opera di suddivisione
della fortezza in castello esterno ed interno. Varkocs
fece costruire la porta Setét comunicante e collegante
le due parti, mentre le mura furono ulteriormente rinforzate
da argini.
La fortezza, nel 1552, fu abilmente difesa da un
manipolo di eroi (composto da uomini e donne) che sotto la
guida del leggendario capitano lstván Dobó resistette
all'attacco dell'esercito turco di Ali pascià, venti
volte più numeroso. L'eroica resistenza, ancor
oggi segno del patriottismo nazionale, fermò per alcuni
decenni l’espansione dell’Impero Ottomano. All’avvenimento,
lo scrittore Géza Gárdonyi dedicò il
bellissimo romanzo "Le stelle di Eger"
tradotto in diverse lingue. (La tomba dello scrittore, all'interno
della fortezza, è un vero e proprio luogo di culto.)
Durante il successivo assedio del 1596, anche Eger
cadde in mano turca fino alla liberazione del 1687.

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La statua di Dobó e la fortezza di Eger

La fortezza di Eger

Cannone

La fortezza di Eger

La fortezza di Eger
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