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GASTRONOMIA |
La Szigetköz è
"figlia del Danubio" e venne chiamata anche "il Paese
delle mille isole". I pescatori del posto godevano sempre della
stima di tutti. Oltre alla pesca, gli indigeni si dedicavano
anche alla caccia, ma l'allevamento di animali si dimostrò
un'attività più redditizia. La coltivazione dei campi era possibile
soltanto nei territori che si trovavano in altura che proprio per questo
non venivano colpiti dalle alluvioni annuali. La fama del giardinaggio
della Szigetköz risale a secoli fa. I paesi erano circondati da orti di
cavoli, ma vi si coltivavano anche verdure varie, come peperoni, patate,
granturco e zucca. Ai piedi dei Monti
di Bakony e dei Vértes, il
paludoso Sárrét (Prato fangoso) "attirò" gli abitati con le
sue acque ricche di pesci e con i suoi prati erbosi. All'inizio del
secolo XIX, in seguito alle bonifiche, vi si liberarono numerosi campi
da arare e da riservare ai pascoli. Le zone occidentali,
meridionali e orientali dei Vértes chiamate falde dei Vértes divennero
famose (con particolare riguardo alla storica regione
vinicola di Mór) soprattutto per la loro industria vinicola.
Per gli indigeni il valore supremo era senz’altro il bestiame. Vi si
allevavano in prevalenza gli ovini e, in quantità minore, i bovini. Per
il consumo quotidiano si sgozzavano per lo più le anatre e polli
allevati in casa, mentre il gulasch di pecora si serviva soltanto in
occasione della vendemmia. Nei giorni feriali, a
colazione, la servitù delle tenute consumava uova, latte o minestra di
farina. A mezzogiorno gli aratori ed i mietitori mangiavano lardo, pane
e cipolla. La zuppa per loro era un pasto esclusivamente serale. Si
mangiava la carne due volte alla settimana o anche più spesso qualora
si disponesse di una quantità maggiore di pollame. Con la farina
rosolata si preparavano cavoli, fagioli e pomodori lessi. I piatti si
rendevano più densi facendo appunto rosolare la farina nel grasso o
mescolando farina e panna acida. Quest’ultimo metodo era utile
soprattutto quando il grasso di maiale era finito o doveva essere
centellinato. Dopo aver macellato il maiale, si consumavano a poco a
poco sanguinaci, salsicce, soppressata e lardo cotto. Si conservavano
per l'inverno la costata affumicata e il prosciutto, ma insieme al lardo
si consumavano anch'essi entro l'arrivo della primavera. In occasione delle feste
familiari si organizzavano banchetti grandiosi. Quali erano i cibi
considerati prelibati? Ce lo rivela il contenuto della "cesta del
compare". Da quelle parti secondo le regole della creanza, la madre
del neonato non doveva uscire di casa palma del battesimo, perciò erano
il padrino e la madrina scelta a procurarle i viveri necessari. In tutte
le case esisteva una cesta intessuta di vimini bianca la quale veniva
riempita di cibi prelibati per essere poi portata alla madre del bimbo.
Vi si mettevano brodo di carne, carne alla paprika e panna acida o
spezzatino, arrosto e carne impanata, pollo farcito, paste al forno,
dolciumi e frutta. A volte "il pranzo del compare" comprendeva
diciassette portate affinché la puerpera riprendesse quanto prima le
proprie forze. Nei Bakony e alle falde dei
Bakony spira quasi sempre il vento, le fronde dei boschi stormiscono e
anche la quantità delle precipitazioni è superiore rispetto a quella
dei territori circostanti. Per i paesi della zona costituivano fonti di
guadagno cospicue le racimolate boscherecce e le ghiande per pascolare i
maiali. I pastori dei Bakony preparavano i loro pasti in prevalenza
costituiti da suini, ovini e latticini. Nei boschi crescevano sorbe,
rosa canina, fragole, sambuco selvatico, more, prugnole, nocciole,
corniole, ciliege, mele e pere selvatiche. Piatti molto amati erano le
verdure lesse preparate con farina rosolata nel grasso (patate dense e
piselli densi) nonché i vari tipi di pasta.
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