IL
DOMINIO TURCO (1526-1686)
Il personaggio di maggior rilievo nella lotta contro
i turchi fu Giovanni Hunyadi, il cui figlio,
Mattia Corvino, fu eletto re (1458-1490). Corvino,
alleatosi con gli ordini minori, centralizzò
il potere, realizzò un nuovo apparato burocratico e
giudiziario, organizzò un esercito mercenario
e tentò di istituire un governo assolutistico. Dopo
la sua morte, i risultati della centralizzazione si dispersero.
Il paese, impegnato nelle questioni interne, fu attaccato
dai turchi. Le truppe degli invasori occuparono nel 1521 la
fortezza di Nándorfehérvár (Belgrado),
perno del sistema di difesa al confine meridionale. 5 anni
dopo, nel 1526 a Mohács i turchi sgominarono le truppe
ungheresi; nel 1541 occuparono Buda spezzando il paese in
3 parti. Ebbe così inizio il dominio turco,
durato 150 anni.
Lo stato ungherese non esisteva di fatto più, diviso
in due aree: la parte occidentale in mano agli Asburgo, e
quella orientale in mano al principato di Transilvania e a
notabili ungheresi. Entrambi segnate da una guerra di religione,
cattolica la prima e protestante la seconda.
RIFORMA E CONTRORIFORMA
La Riforma del ‘500 si diffuse rapidamente
in Ungheria. La chiesa cattolica in seguito perse
gran parte dei suoi fedeli conservando però intatta
la gerarchia. La parte protestante del paese reagì
al contrattacco del clero facendo scoppiare la guerra d'indipendenza
di Bocskai. Le controversie religiose sfociarono nella
guerra dei trent'anni (1618-1648), che coinvolse buona parte
dell'Europa.
Alla metà del Seicento si avviò la
Controriforma e parte della grande nobiltà
si riconvertì al cattolicesimo, ma restò
nel paese una forte presenza protestante. L’impero
ottomano, ormai decadente, attaccò Vienna ma fu battuto
dalle truppe ausiliari cristiane, dando inizio anche alla
liberazione dell'Ungheria dal dominio turco. Nei territori
liberati dalla dominazione ottomana furono concessi ampi feudi
all'aristocrazia imperiale e alle famiglie che avevano acquisito
meriti militari.
Gli Asburgo, ereditata nel 1687 alla dieta di Presburgo la
corona d’Ungheria, condussero una politica che provocò
negli anni successivi una violenta opposizione. Fu Francesco
II Rákóczy, discendente di una famiglia
di principi ungheresi a guidare nel 1703 l’insurrezione
che impedì alla casa d’Austria di piegare la
minoranza calvinista. Sconfitto, non poté
impedire ad Alessandro Károlyi di stipulare il trattato
di pace del 1711, e andò in esilio dove, nel 1735,
morì.
LOTTA PER L’INDIPENDENZA
Dal 1820, seppure nel periodo delle guerre
della Rivoluzione e dell’impero l’Ungheria fosse
rimasta fedele a Maria Teresa d’Austria, iniziò
a svilupparsi un forte movimento per l’indipendenza,
guidato dal conservatore István Széchenyi e
dal liberale Lajos Kossuth. Iniziò così
la guerra d'indipendenza contro la casa regnante, che si concluse
per via della superiorità delle forze in campo, disposte
dall’imperatore d’Austria e dallo Zar russo (1848-1849).
Seguì un periodo di spietata repressione che non durò
a lungo. Da un lato la "resistenza passiva" del
popolo ungherese, dall’altro la situazione politica
interna ed estera con la perdita del Veneto e della Lombardia,
e la sconfitta subita nella guerra con la Prussia, costrinse
nel 1867 l'imperatore Francesco Giuseppe I al compromesso.
Si stabilì difatti l’indipendenza dello
stato d’Ungheria, la sua completa autonomia in materia
di diritto comune e del governo e la nascita della Monarchia
Austro-Ungarica, individuando nella persona del sovrano l’unità
dell’impero. Si avviò così l’epoca
del "dualismo", con Francesco Giuseppe che si fece
incoronare anche re d’Ungheria. Il mezzo secolo che
segui, fino al 1914, fu l’epoca di una grande
evoluzione economica e intellettuale dell’Ungheria.
Mentre sul versante politico il solo partito a non riconoscere
il compromesso fu quello guidato da Kossuth, che morì
in esilio a Torino.

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La statua di re Mattia Corvino

La statua di Ferenc Rákóczy II

il conte István Széchenyi

La statua di Lajos Kossuth
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