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Ungheria Settentrionale

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Ungheria Settentrionale - breve introduzione

Paesaggio innevato nei Monti di Mátra, Ungheria Settentrionale

Questa parte del paese magiaro è la regione più varia. Infatti è racchiusa tra la catena dei monti che dall'Ansa del Danubio, in direzione nord-est, fiancheggia la Grande Pianura per una lunghezza di 200 chilometri, e la frontiera slovacca.

La regione è attraversata, partendo da Budapest, dall’autostrada M3, dalle statali 2 e 30 e dalle diramazioni che da queste si articolano via via, nonché dalla ferrovia. In questa parte del territorio si trova la catena dei monti più alti dell'Ungheria.

I Monti Cserhát, Mátra, Bükk e Zemplén, d’altezza 7-900 metri, possiedono bellezze naturali e tesori senza pari nella storia della civiltà umana.

Arredamento tipico palóc

La Spelonca Baradla, con stalagmiti e stalattiti, il centro del villaggio di Hollókõ, i fossili di lpolytarnóc e la riserva della biosfera dell'altopiano di Bükk sono inclusi dall’UNESCO nel patrimonio mondiale.

Anche il folclore di questa regione ha raggiunto particolari risultati: i ricami "palóc", ed i costumi "matyó" sono unici nel loro genere su scala nazionale. I castelli, le città secolari, le acque medicinali, le silenziose zone di villeggiatura sono mete di prim’ordine per gli amanti della botanica e della geologia o dell’etnologia ma anche per chi vuole semplicemente gustare la pace ed andare a cavallo.

Ungheria Settentrionale - castelli: Eger

A 130 chilometri da Budapest, in una valle dalla bellezza pittoresca, al punto d’incontro dei monti Bükk e Mátra, si estende la città di Eger, la cui fortezza, dalla forma pentagonale, costruita sulla collina dominante la città è un complesso architettonico di rilievo nazionale.

La statua di Dobó e la fortezza di Eger

Oggi, su quei luoghi, nel palazzo vescovile del XV secolo, ricco di dettagli medievali, trova collocazione il Museo della fortezza István Dobó e la pinacoteca, dove si possono ammirare capolavori dei maestri italiani, della pittura tedesca dei secoli XVI-XVIII, dei pittori ungheresi ed austriaci dei secoli XVIII-XIX. Si trovano inoltre i resti del vescovado di Eger in stile romanico e tardo gotico fondato dal re Stefano (975-1038). E’ anche possibile accedere in avventurosi percorsi sotterranei della fortezza risalenti all’epoca del castello, nelle casematte dove accanto agli strumenti di difesa troviamo anche sculture romaniche e gotiche in pietra. In un’esposizione separate vengono presentati gli antichi strumenti d’esecuzione, di tortura e di umiliazione utilizzati in Ungheria.

Nella fortezza funziona una zecca, dove possiamo "fabbricare" con le nostre mani le monete. Nella cantina Ispotály, oltre alla degustazione dei famosi vini di Eger, possiamo imbottigliarci la "bevanda divina". Ogni anno, nell’ultimo fine settimana di luglio, vengono organizzati i "Giochi della fortezza", che durano da giovedì fino a domenica, con tornei cavallereschi, programmi musicali, balli, commedie, tiri con l’arco. Il tutto è reso più ricco dalle fiere dei mestieri tradizionali e del folclore.

 La fortezza di Eger

La costruzione della fortezza d'importanza strategica ebbe inizio dopo l'invasione dei tartari, intorno alla metà del ‘200. Le mura furono rinforzate da torri e bastioni e, sul lato nord-occidentale della fortezza, sullo scoglio più ripido della roccia, fu costruita la vecchia torre. Nonostante ciò gli abitanti di Eger furono trucidati. Per ripopolare la città, in cui risiedeva già il popolo magiaro, si favorì l’insediamento di coloni stranieri tra i quali italiani.

Nel corso dei secoli successivi, la protezione della fortezza fu incrementata soltanto mediante piccole variazioni apportate.  Nel XV secolo, a causa delle campagne militari degli ussiti cechi, la fortezza fu ulteriormente rinforzata. I lavori di maggior entità a livello di trasformazioni furono apportati da Tamás Varkocs, che fu capitano della fortezza dal 1542 al 1549. A lui appartiene l'opera di suddivisione della fortezza in castello esterno ed interno. Varkocs fece costruire la porta Setét comunicante e collegante le due parti, mentre le mura furono ulteriormente rinforzate da argini.

La fortezza di Eger, Ungheria Settentrionale

La fortezza, nel 1552, fu abilmente difesa da un manipolo di eroi (composto da uomini e donne) che sotto la guida del leggendario capitano lstván Dobó resistette all'attacco dell'esercito turco di Ali pascià, venti volte più numeroso. L'eroica resistenza, ancor oggi segno del patriottismo nazionale, fermò per alcuni decenni l’espansione dell’Impero Ottomano. All’avvenimento, lo scrittore Géza Gárdonyi dedicò il bellissimo romanzo "Le stelle di Eger" tradotto in diverse lingue. (La tomba dello scrittore, all'interno della fortezza, è un vero e proprio luogo di culto.)

Durante il successivo assedio del 1596, anche Eger cadde in mano turca fino alla liberazione del 1687.

Ungheria Settentrionale - castelli: Noszvaj

Il castello di Noszvaj, Ungheria Settentrionale

Noszvaj si trova nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale di Bükk, a soli 12 chilometri da Eger, nel paesaggio collinare ai piedi meridionali dei monti Bükk, nella valle del ruscello Kánya. 

Il castello della famiglia del conte Szepessy, costruito nel ‘700 in stile barocco, è considerato un capolavoro in miniatura. Il conte Szepessy, indebitatosi per la costruzione del castello, nel 1782 fu costretto a venderlo, non ancora ultimato, alla baronessa Anna Vécsey. Ironia della sorte, il castello porta il nome del secondo marito della baronessa, il marchese De la Motte. Il motivo probabilmente deriva dal fatto che gli affreschi all’interno, che richiamano l’arte francese, furono commissionati dal marchese, d’origine francese.

Il Castello De La Motte, Noszvaj, Ungheria Settentrionale

Dalla strada principale del paese, attraverso una porta in ferro battuto, si arriva al giardino a forma di U con il frontale e le due ali del castello costruite successivamente. Le scale decorate del giardino portano alla sala per i rinfreschi, situata al pianoterra, decorata con affreschi murali raffiguranti delle pergole. L’affresco che orna la sala d’ingresso del piano superiore raffigura la marcia di trionfo di Aurora, opera di János Lukács Kracker. Sulle pareti laterali si vedono le figure rappresentanti in caricatura le divinità romane, costrette tra forme architettoniche. Da qui, entrando attraverso la porta centrale nella sala per ricevimenti, si possono ammirare nelle nicchie delle pareti laterali, i vasi dipinti con ghirlande di fiori, mentre sul soffitto si vede un affresco che illustra i piaceri resi dal vino. Sulla sinistra si trova il salone, chiamato, in ragione delle tematiche degli affreschi murali, stanza romana. Segue la stanzetta più accogliente del castello, la stanza degli uccellini, con le decorazioni di Antal Lieb.

Ungheria Settentrionale - castelli: Sárospatak

Il Castello Rákóczy a Sárospatak, Ungheria Settentrionale

A 270 chilometri da Budapest, ai bordi dell’altopiano circondato dai monti Sátoros e lungo la riva del Bodrog, si trova Sárospatak, con l’omonimo castello, vero capolavoro rinascimentale. La costruzione dell’imponente complesso architettonico, attiguo alla parte più vecchia del grande edificio della „Torre Rossa", ebbe inizio nel 1534 daparte del potente magnate della zona, Péter Perényi.

Il castello, successivamente, divenne proprietà e dimora della famiglia Rákóczy, che assicurò un lungo periodo di vero splendore sia per il castello sia per la città. Quando nel 1630 György Rákóczy fu nominato principe della Transilvania, l’abbellimento, lo sviluppo e le costruzioni di rinforzo del castello proseguirono. A tale epoca risale l’innalzamento dei piani superiori nelle ali occidentale, settentrionale e meridionale del castello, e la costruzione della loggia ad arcate che collega l’ala occidentale con la torre.

Dopo la morte del principe, iniziò la fase di decadenza. Nel XIX secolo, a seguito dei lavori di trasformazione il castello fu modificato ed assunse l’aspetto odierno. E’ di questo periodo la costruzione del frontale romantico, in stile eclettico, e il parco inglesei al posto dei fossati. Dal 1875 il castello divenne proprietà della famiglia Windisch-Grätz che fece costruire nella Torre Rossa una cappella in onore di Santa Elisabetta, nativa della città.

Il Castello Rákóczy a Sárospatak, Ungheria Settentrionale

Sopra il fossato, un ponte di legno consente l’accesso alla torre dal portone, ornato da un architrave rinascimentale, risalente al 1540. All’ingresso, si trovano le nicchie del corpo di guardia; nella sala di fronte sono esposti documenti amministrativi della tenuta Rákóczi e una collezione di vasellame da cucina. Dalla ripida scalinata si sale al terzo piano dove, nell’antica cappella, è possibile ammirare un’esposizione di arte sacra. Dal quarto e ultimo piano invece si può godere uno splendido panorama che si estende sulla fortezza e sulla città. Dal terzo piano della Torre Rossa, che ospita anche sculture in pietra in stile tardo rinascimentale e un’esposizione sulla vita signorile nei secoli XVI-XVII, si accede alla sala del caminetto.

Il castello ospita anche il Museo Rákóczy, con i documenti sulla storia della famiglia che guidò la lotta per l’indipendenza. Di particolare interesse è l’esposizione delle armi, in cui si riscontrano vere curiosità storiche. Inoltre, fa bella mostra l’illustrazione della viticoltura della zona di Tokaj-Hegyalja, nonché della storia dell'agricoltura della regione di Zemplén.

Sárospatak è spesso menzionata come l'Atene della riva del Bodrog a causa della sua ricca e vivace vita culturale. Non mancate di visitare le esposizioni nei musei dei Collegio dei Riformati fondato nel 1531, nonché la sala decorata della Biblioteca Grande, progettata da Mihály Pollack. A Pentecoste nella cittadina, si tengono le giornate di Santa Elisabetta, mentre in estate, nell'ambito della manifestazione Giornate Artistiche di Zemplén si organizzano delle cene d'epoca in stile rinascimentale.

Ungheria Settentrionale - città: Eger

La statua di Dobó e la fortezza di Eger

Eger, il centro della Valle delle belle Donne, emerge tra le belle città barocche del paese e per il suo glorioso passato. È diventata famosa per il patriottismo di lstván Dobó, capitano del castello, che alla testa del ridotto esercito, nel 1552 riuscì a resistere agli attacchi del potente esercito ottomano, venti volte più numeroso. L’avvenimento storico è anche ricordato nel romanzo di Géza Gárdonyi, "Stelle di Eger".

La città è famosa per i bagni termali, ma soprattutto, come centro di una delle famose zone vinicole storiche, per i vini e per le secolari cantine. La Basilica, la seconda dell’Ungheria, ultimata nel 1831, in stile neoclassico, dispone del più grande organo del paese. I concerti d'organo, della durata di 30 minuti, si tengono nei giorni feriali alle ore 11.30, la domenica alle ore 12.45, nel periodo dal 15 maggio fino a 15 ottobre. Il Palazzo Arcivescovile fu per 250 anni la residenza dei vescovi di Eger. Nel Centro delle collezioni dell’arcivescovado, è illustrata la storia.

Eger, vista notturna

L'edificio del Liceum fu eretto alla fine del secolo XVIII in stile tardo barocco. Al primo piano è collocata la Biblioteca dell’arcidiocesi, una delle più imponenti del paese, che comprende 130.000 volumi, codici e, inoltre, l’unica lettera di Mozart ritrovata in Ungheria. Nella torre funziona la Specola, l’Osservatorio provvisto di attrezzi d’alta tecnologia del 1776. L’apparecchio più interessante è il periscopio che proietta la visione viva della città su un tavolo bianco posto in una camera oscurata.

Il cancello Fazola, Eger

Sulla Via Kossuth si allineano bei palazzi barocchi, con balconi in ferro battuto: i Palazzi del Prevosto, e la Chiesa dei Francescani. La Prefettura è decorata da un bellissimo cancello in ferro battuto, eseguito da Henrik Fazola, nel cortile si trova il carcere che ricorda l’atmosfera dei secoli XVIII-XIX con la mostra di storia locale dal titolo "Il comitato di Heves e la città di Eger nel ‘700 e ‘800". Lo stesso edificio accoglie anche il Museo dello Sport.

Nell'area della Fortezza di Eger  si vedono le rovine di una cattedrale del secolo XIII, il gotico Palazzo vescovile del secolo XV, il Museo della fortezza István Dobó, inoltre la Pinacoteca (pitture italiana, fiamminga, francese, austriaca ed ungherese dei secoli XVI-XVIIII), l’esposizione della storia della città, la lapide sepolcrale di István Dobó, la glittoteca, il museo di prigione, la zecca, il museo di figure in cera. Nel sottosuolo è formato il sistema di casematte; nel cortile del castello è posta la tomba di Géza Gárdonyi, mentre la sua abitazione è ora adibita a Museo commemorativo.

Nella vicinanza si vede il Minareto che segnala il limite settentrionale delle costruzioni dell’impero ottomano nell’Europa.

La Basilica di Eger

La Chiesa Minorita, una delle più belle chiese barocche del continente, fu eretta nel 1758 dall’ordine dei frati minori di Eger, il cui interno è un’opera d’arte particolare. Il folclore palóc è illustrato da ricami, dai tessuti, dalle ceramiche e dai costumi popolari festivi dei palóc. La strada pedonale Via Széchenyi, è fiancheggiata da birrerie e pasticcerie. Il Museo della Farmacia István Telekessy conserva i vasi da farmacista in ceramica "habán" (ex gruppo etnico dell’Ungheria). Nella Chiesa Serba Ortodossa si vede una preziosa iconostasi del 1789. Nell’ex casa parrocchiale è stata realizzata la stanza commemorativa Mihály Vitkotics, poeta serbo, ed è allestita l'esposizione del fotografo György Kepes.

Il Bagno Turco è il ricordo della particolare cultura balneare formatasi durante l’occupazione turca di Eger (1596-1686).

Eger è la patria dei vini generosi. Nelle cantine di Szépasszonyvölgy (Valle delle belle Donne), scavate nel tufo calcareo, si assaggia il famoso vino, l’Egri Bikavér (Sangue di toro di Eger).

Ungheria Settentrionale - città: Gyöngyös, Miskolc

GYÖNGYÖS

Gyöngyös - Il Museo Mátra, mammut,

Gyöngyös è il punto di partenza delle escursioni verso i monti Mátra e verso la zona di vino Mátraalja. Agli inizi dell’700 fu un importante centro della guerra di liberazione condotta da Francesco Rákóczy.

Di notevole interesse è la Chiesa di San Bartolomeo, costruita in stile gotico nel XIV secolo e rimaneggiata successivamente, è la seconda – per l’inestimabile collezione d’arte orafa – tra le chiese cattoliche del paese.

Vi si trova poi la chiesa Francescana, con l'abside gotica, ed il convento attiguo. Il Museo Mátra espone alcune rarità: come ad esempio un carcame integro di mammut, la maggior collezione di uova dell’Europa (137.000 pezzi!), una colonia di api vive e un diorama relativo alla fauna dei Mátra con insetti, farfalle, pesci, rettili e batraci.

MISKOLC

La terza città del paese risiede ai piedi della Montagna di Bükk ed è attraversata dal ruscello Szinva. Il più pregiato monumento artistico della città è la Chiesa Greco-ortodossa che possiede una meravigliosa iconostasi, alta 16 metri, composta di 88 pitture illustranti la vita di Gesù ed una sacra immagine, la "Madonna Nera di Kasan", donata dalla zarina Caterina II. Nella sua adiacenza è collocato il Museo della Chiesa ortodossa d’Ungheria, comprendente la più ricca collezione della religione ortodossa del paese.

Il castello di Diósgyõr

Sul Monte Avas sorge la Chiesa protestante, in stile gotico, divenuta ormai il simbolo della città, con un campanile cinquecentesco, e il carillon che suona ogni quarto d’ora. La Chiesa Minorita e il convento attiguo rappresentano lo stile barocco settecentesco. Nel cortile Luther è eretta la Chiesa Luterana,  affrescata da Bertalan Székely.

Nei dintorni della città si trova il comune di Diósgyõr con un bel castello a quattro torri d’angolo. Nel medievale castello è situato il Museo storico.

Ungheria Settentrionale - folclore e arte popolare: i Matyó

Ricami tipici matyó

A sud della catena montuosa dell’Ungheria Settentrionale, al confine con la Grande Pianura vive il gruppo etnico dei Matyó, noto per i colori sgargianti dei vestiti. La fama del loro territorio, Mezõkövesd, Szentistván e Tard è dovuta all’abilità delle donne nell’uso del ricamo. Espressione evidente di una fertile fantasia che si manifesta anche nella varietà dei richiami, in cui s’intrecciano fiori, rose, tulipani, foglie, uccellini, cuori, stelle, ecc.

L’abbigliamento riccamente ornato delle donne si completa col copricapo a punta, mentre gli uomini portano cappelli a cupola. La lunga gonna delle donne, spesso in stoffa pregiata, è stretta in vita e si allarga a campana verso le caviglie.

Il colletto, il petto, i polsini delle camicie degli uomini sono ricamati a strisce larghe. Sia l’abbigliamento femminile che quello maschile è completato da un lungo grembiule a ricamo variopinto. Anche sugli ampi cappotti di pelle dei pastori dominano gli ornamenti floreali.

Tessuti tipici matyó

Ovviamente stiamo parlando del passato, cui segni trovano riparo nel Museo Matyó di Mezõkövesd dove si possono ammirare i più bei esemplari di ricami e di vestiti matyó di varie epoche, famosi in tutto il mondo. Bori Kis Jankó (1876-1854), rinomata maestra d’arte popolare matyó, possedeva uno stile di ricamo singolare, ereditato dai maestri pellicciai. La sua casa arredata con mobili dipinti, in legno dolce, adorna di piatti alle pareti e di ricami, è meta di numerosi visitatori.

L’Associazione Folcloristica Matyó provvede alla cura e alla preservazione delle usanze e delle tradizioni popolari e musicali. Nel quartiere Hadas, dall’atmosfera d’altri tempi, il granaio accanto alle casupole dal tetto ricoperto di canne, ospita spesso programmi di ballo, tra cui la turbinosa danza delle movimentate nozze dei Matyó.

Ungheria Settentrionale - folclore e arte popolare: i Palóc

Hollókő, terra dei Palóc, Ungheria SettentrionaleTrai fiumi Ipoly e Sajó nel territorio compreso tra i monti Mátra e Bükk, abita il gruppo etnico dei Palóc. Le loro tradizioni sono molto rinomate in Ungheria. Non a caso feste popolari, fiere e festival folcloristici che si svolgono in non più di una dozzina di piccoli villaggi, attraggono molti frequentatori.

Un particolare accenno merita il Festival Folcloristico dei Tessuti Palóc, organizzato ogni estate sia a Hollókõ che a Szécsény. Nondimeno meritano altre manifestazioni come il Festival Folcloristico dell’Ipoly a Ráróspuszta, la Domenica di Buják, le Fiere di Kazár e di Felsõtárkány.

Interno di una casa tipica palóc, Ungheria Settentrionale

A Parád ogni anno viene allestito il Festival dei Palóc, nel cui ambito si presentano la musica, i balli tradizionali, i costumi popolari, le usanze, gli antichi utensili ed attrezzi della vita rurale. La tradizione e l’arte di intagliare il legno si riallacciano alla vita dei pastori palóc delle montagne della regione. Mátrakeresztes e i suoi dintorni sono rinomati per i graziosi cucchiai e i piatti in legno. Gli artigiani ancor oggi preparano loro stessi gli utensili e gli arnesi in legno, gli oggetti d’uso quotidiano ed i mobili. I mobili lavorati a traforo sono di una bellezza particolare, decorati con figure che rappresentano pastori, cacciatori, ussari mentre i motivi floreali e faunistici riproducono fiori, foglie, agnelli, uccelli e caprioli.

Nei villaggi dei Palóc è possibile ammirare la singolare bellezza dei lavori a mano di tessitura, d’intreccio e di ricamo. Per apprezzare le cuffie sfarzose, i diademi, le sopravvesti, le camicette i grembiuli e i tessuti rustici vale la pena visitare Buják, Kazár, Õrhalom, Rimóc, Vanyarc, Érsekvadkert, Mohora e Kemence. Il ricco patrimonio di motivi geometrici e figurativi dei ricami sui tessuti e sulle tele dei Palóc è molto vario. Spesso sono fuse insieme le tecniche ornamentali da tappezzeria con quelle da biancheria.

Si confezionano indumenti ornati di ricamo a giorno, a tombolo, ad uncinetto. I maestri dell’arte popolare riproducono fedelmente i tradizionali disegni ornamentali a garofani, a giacinti, a rose, a tulipani e a rosmarino. Tra i tanti lavori a mano rappresentano una vera curiosità i fazzoletti ricamati in bianco di Bodrog, che le donne portano sulla testa o sulle spalle.

Casa tipica a Hollókő

A Hollókõ, vivono appena 450 abitanti, appartenenti al gruppo etnico dei "Palóc". Fu il primo villaggio del mondo ad essere registrato nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il piccolo borgo, nascosto tra i monti di Cserhát, ha conservato intatta la sua struttura architettonica medievale. Il centro, composto di 65 edifici e della chiesa, forma un museo dal vivo. L’esposizione del Museo del Villaggio presenta il modo di vivere del passato, e le tradizioni della convivenza di tre generazioni.

Sul monte che sovrasta il villaggio si vede il Castello di Hollókõ, che risale al secolo XIII. Il borgo, che richiama l’atmosfera delle fiabe popolari, è stato accuratamente ricostruito ai piedi delle rovine della fortezza del XIII secolo, in cima al colle dai ripidi pendii, grazie anche alla protezione dei beni monumentali. E’ diventato un esempio di fusione ed armonia tra paesaggio ed architettura popolare. Il centro storico ha conservato la struttura medievale con gli appezzamenti di terreno stretti, nastriformi, collocati intorno a mo’ di pettine, secondo l’uso montanaro, e le case palóc pitturate in bianco con la calce, dal tetto sporgente e dal porticato in legno intagliato.

Caratteristica è la cantina sottostante, cui si scendeva in genere dalla strada. Nel centro, intorno alla chiesa del XV secolo dal campanile in legno, si è praticamente creato un museo rurale vivente, costituito da più di cinquanta case. Si tratta di un rarissimo esempio di come, mediante appropriati interventi si possa incrementare il turismo, assicurando il sostentamento degli abitanti, senza rompere l’equilibrio del passato.

Casa tipica di palóc a Hollókő

Quello di Hollókõ non è un semplice museo etnografico, è molto, ma molto di più: le vecchie case, infatti, sono abitate, l’ufficio postale funziona ed è aperto anche l’ambulatorio medico. In poche parole è un villaggio-museo a cui palpita il cuore, e vive con i suoi pochi abitanti. Al museo rurale è stata allestita una mostra etnografica permanente che mediante i mobili, gli utensili e gli oggetti d’uso comune illustra la vita di una famiglia di tre generazioni a cavallo tra i secoli XIX e XX.

Nelle case degli artigiani, durante il fine settimana si possono apprendere i segreti dei rispettivi mestieri. Nelle serate danzanti le donne presentano in abbaglianti costumi a più gonne, ornate di lustrini, i canti e i balli tipici dei palóc.

Ungheria Settentrionale - gastronomia

Piatto di carne di maiale con patate

Una delle caratteristiche principali del menù degli abitanti della zona settentrionale dell’Ungheria è la quantità elevata di pasta cotta, nonché i vari piatti preparati con fagioli, crauti, patate e mais. In sostituzione del grasso di maiale si usano burro e olio. I legumi vengono addensati da un composto di latte e farina. Si mangia poca carne, quella del maiale, come avveniva nei nostri paesi rurali si conserva e le varie parti si consumano nel corso dell’anno. Soltanto in occasione di feste o matrimoni si usa cucinare carne bovina o di pecora.

La zona è ricca di frutta. La tradizione riporta a due modalità d’uso che un tempo veniva essiccata. D’inverno se ne ricavavano delle zuppe abbondanti, d’estate invece delle salse per condire la carne cotta.

Un’altra specialità sono le paste lievitate che si preparano anche con il ripieno di zucca, patate, rapa e crauti. Tra i piatti di pasta preparati sul paiolo all'aperto sono ancora oggi preferiti il Krafen ed i cenci chiamati "csöröge".

In tante località la crêpe è denominata "frittella sulla pietra". Da queste parti si friggono ancora in grande quantità oche, capponi, tacchino, ma anche agnelli teneri con dragoncello, e vitello con limone. Tra i contorni basta menzionare la polenta ed un bel piatto di pasta a globuli chiamati tarhonya. Dobbiamo confessare poi che è difficile resistere a un piatto di crauti ripieni.

Interno di una casa tipica palóc, Ungheria Settentrionale, Ungheria

La Palócföld (Terra dei Palóc) è una delle regioni più belle e intatte del paese. Quando si sente il termine palóc si pensa subito al dialetto speciale, ai costumi ricchi ben colorati e ad abitudini interessanti. All’inizio del secolo scorso si tenevano ancora i matrimoni doppi. Nel giorno del matrimonio i cortei nuziali del fidanzato e della fidanzata andavano la mattina verso la chiesa separati l'uno dall’altro. Facevano "il ballo del prete" e dopo la cerimonia accompagnavano la sposa novella alla sua vecchia casa. Le nozze cominciavano a casa della fidanzata. Si facevano conversazioni, si mangiava e si beveva. Poi arrivavano i pronubi (animatori) del fidanzato a prendere la fidanzata che a casa del fidanzato veniva condotta direttamente nella cucina, dove mangiava pane con le mele in modo che nel matrimonio fossero sempre dolci l’uno verso l’altra. Poi la sposa novella tagliava il pane, mescolava la polenta in modo che diventasse una massaia diligente. Alla fine verso le dieci di sera cominciava la cena, il punto culminante delle nozze, quando gli sposi novelli mangiavano insieme nello stesso piatto.

Ungheria Settentrionale - mappa, cartina geografica

Ungheria Settentrionale - parchi nazionali: Parco Nazionale Aggtelek

Superficie: 19.762 ettari

Orario di apertura: la Grotta Baradla 16 aprile–15 ottobre ore 8.00-18.00, 16 ottobre–15 aprile ore 8.00-16.00. Tassa d'ingresso. Visita: liberamente visitabile il sentiero d'istruzione, lungo 7,5 chilometri, dall'entrata della grotta di Jósvafõ a quella di Aggtelek, la segnalazione: ginepro verde su fondo bianco. Il sentiero d'istruzione Tohonya-Kuriszlán è lungo 9 chilometri con 26 punti di sosta. La Grotta Baradla è visitabile nell'orario sopraindicato con guida, le gite lunghe e quelle delle altre 19 grotte esclusivamente previa prenotazione, con guida specialista e con attrezzature da speleologi.

Stalattiti e stalagmiti nella Grotta Baradla, Aggtelek, Ungheria Settentrionale

A partire dal 1995 il Parco Nazionale di Aggtelek fa parte del Patrimonio Mondiale. Il 90% delle persone ne conoscono soltanto la grotta maggiore anche se possiede tre notevoli unità di superficie, di cui le due minori sono il carsico di Szalonna ed il Monte Esztramos, la terza inizia nei pressi di Szuhafõ e proseguendo la frontiera, finisce al ruscello di Bódva. La Grotta Baradla, la più grande spelonca di stalattiti e stalagmiti d’Europa. Secondo l’opinione degli scienziati è una delle più magnifiche formazioni geologiche della Terra. Il tratto d’Ungheria, lungo 17 km, è un mondo incantato, fatto di enormi stalattiti e stalagmiti ed esaltato da un ruscello sotterraneo.  All’interno lo spettacolo è unico, soprattutto per gli effetti luce che si creano nella grotta del lago, percorribile anche in barca, col riflettersi delle stalattiti illuminate nelle acque. Vi si trovano poi una serie di "sale" dai nomi davvero fantasiosi "l’antro dei Giganti", la "sala dei concerti", dove si tengono concerti e rappresentazioni d’opere liriche, la "grotta dei fantasmi", "la torre pendente di Pisa", ecc. Vi si trova inoltre una delle più grandi stalagmiti del mondo, dalla dimensione di 25 metri d’altezza e 8 metri di diametro alla base.

Grotta Baradla, Aggtelek, Ungheria Settentrionale

La Grotta Baradla, conosciuta dai tempi remoti, è la più frequentata e la più bella per le sue stalattiti e stalagmiti. Accanto ad una delle sue cinque entrate si trova il Vörös-tó (Lago Rosso), assomiglia a un occhio, con le rocce Medve (Orso) formate dall'erosione. Sopra l'entrata della Grotta di Aggtelek si eleva il dirupo Baradla, alto 50 metri, ed a poca distanza è esteso, ai piedi di un prato carsico, il Lago di Aggtelek, aumentato da due sorgenti. Nel complesso di spelonche vivono 450 specie di animali, ed è ricca anche la fauna della superficie esterna. La bonasia e la cicogna nera sono due specie protette dell'avifauna locale.

Ungheria Settentrionale - parchi nazionali: Parco Nazionale Bükk

Superficie: 41.835 ettari

Parco Nazionale di Bükk, Ungheria Settentrionale

Orario d’apertura: le grotte Anna e Szent lstván, dal 16 aprile al 15 ottobre, dalle ore 9.00-17.00; dal 16 ottobre al 15 aprile, dalle 9.00 alle 13.00. Il Museo Forestale ore 9.00-14.00, salvo lunedì. Tassa d'ingresso. Visita: salvo una parte della zona protetta, nelle altre l’accesso è libero.

Per visitare i monti Bükk, conviene partire da Eger in direzione di Putnok. Gli studiosi affermano che questo territorio era coperto dal mare di cui vi sarebbe traccia nel sedimento calcareo che compone il terreno. Ragion per cui la montagna possiede molte caverne. Finora ne sono state scoperte ottocento, cui lunghezza totale supera i 35 chilometri.

Una caverna del Parco Nazionale di Bükk, Ungheria Settentrionale

Due di queste si trovano nei pressi di Lillafüred: la grotta Szent István (Santo Stefano) ornata da belle stalattiti e stalagmiti, e la grotta Anna (oppure Petõfi) che conserva nello stato originario rami, foglie ed alberi completi formatesi 40.000 anni fa e rivestiti di uno strato di calce. L'altopiano di Bükk è esteso su una superficie di 20 chilometri quadrati. Nel Nagymezõ (Prato grande), di carattere carsico, a luglio la temperatura notturna cala a –7 °C. Con un’escursione termica tale che consente, grazie anche alla particolare composizione del terreno, la crescita di rare e preziose piante.

Nella valle Szalajka è allestito all'aperto il Museo Forestale che presenta la storia dell'industria del legno, della produzione di vetro e del ferro, nonché i relativi utensili. Nell'altra estremità della valle, nella casa 0rbán di Szilvásvárad, c'è un museo che comprende le esposizioni di reperti geologici e storici, della flora e fauna di Bükk.

Ungheria Settentrionale - terme: Eger, Miskolctapolca

EGER

Eger, terme, bagni termali

L’acqua medicinale di Eger è leggermente radioattiva, contiene calcio, magnesio e idrocarburo, può essere adoperata con successo nel trattamento di malattie degli organi motori e nella riabilitazione in seguito ad interventi ortopedici. Oltre ai bagni termali, la città è piena di attrazioni da scoprire tra le quali la più importante è la fortezza, ma sono da visitare anche le bellissime chiese barocche, il palazzo dell'Istituto Superiore ed i resti dell’epoca turca, come per esempio il minareto. Eger è il centro di una delle più conosciute zone vinicole dell'Ungheria. Tra i numerosi vini eccellenti quello conosciuto in tutto il mondo è il Egri Bikavér (Sangue di toro di Eger). Le meravigliose montagne di Bükk a est della città offrono numerose possibilità di escursioni.

MISKOLCTAPOLCA

Miskolctapolca, bagno termale nelle grotte

A 7 km da Miskolc, si trova, in un bell’ambiente naturale, Miskolctapolca. Reperti rinvenuti sul luogo, dimostrano che questa zona era abitata sin dal paleolitico. L’acqua termale, leggermente radioattiva, che sgorga da una profondità di circa 900 metri, invece era apprezzata già nel medioevo.

I bagni termali, che prima del ‘700 erano costruiti in legno, sono molto utilizzati dalle popolazioni locali. Di particolare interesse sono il bagno termale e il bagno della grotta: un corridoio scavato nelle rocce conduce alle due piscine lacustri, la cui acqua è utilizzata per curare una serie di malattie, tra le quali quelle artritiche, reumatiche, cardiache e del sistema vascolare. L’aria della grotta invece ha una virtù medicinale per curare le malattie delle vie respiratorie come la bronchite e l’asma. Si fanno inoltre massaggi utilizzando forti getti d'acqua. Alle spalle del bagno si trova il lago e uno stabilimento balneare.

Ungheria Settentrionale - zone del vino: Bükkalja, Mátraalja

ZONA DEL VINO: BÜKKALJA - "L’oro delle vecchie cantine"

Cantina tipica, Ungheria Settentrionale

Le chine meridionali dei monti Bükk e le cantine incastonate nel tufo sono note sin dal medioevo. La viticoltura e la preparazione del vino, da queste parti sono arti antiche. I vini bianchi di questa zona, con un certo carattere e con una composizione gradevole di acidi, ricchi di profumi e di sapori, sono di qualità eccellente. I vini rossi, saporiti. I monti Bükk fanno parte del Massiccio Settentrionale, di media altezza. La regione è in gran parte simile a quelle di Eger e di Mátraháza. Il profilo dei Bükk, costituito di dolomite e di pietra calcarea, è quanto mai vario. Il terreno delle pendici orientali, meridionali, occidentali e quello delle valli ben riparate, è costituito di concrezioni vulcaniche, argilla e löss. Per tali ragioni l’Olaszrizling che si vendemmia da Mezõkövesd a Miskolc non ha pari in tutto il paese. Inoltre, qui sopravvivono ancora antichissime tradizioni che si rispecchiano nella coltivazione della vite e nella cultura del vino.

Chi si avvicina a queste zone, peraltro molto belle, non può non assaggiare i vini che qui si producono. Insomma, vale la pena conoscere la ricca gastronomia locale che le linfe canterine dei tini di Bükkalja rendono anche più armoniosa e lusinghiera.

I principali tipi d'uva sono: l'Olaszrizling, il Leányka, il Cserszegi Fûszeres, il Kékfrankos.

Località di produzione vinicola: Bogács, Harsány, Mezõkövesd, Miskolc, Tibolddaróc

ZONA DEL VINO: MÁTRAALJA - "I vini dell'isola del mare Pannonico"

Vini ungheresiSulle chine mediterranee dei monti Mátra già nel medioevo c’era una notevole produzione d’uva e di vino. Questa zona, che si estende per 6.700 ettari, è caratterizzata dall’eccellente conduzione delle vigne che danno un prodotto d’alta qualità. Nella produzione vinicola dominano i bianchi, corposi, profumati ed armonici. Aria salubre, cime calde, dorsali ricoperti di vigneti: ecco i Mátra, la catena montuosa che si estende a settentrione, la cui vetta massima, il Kékes, raggiunge i 1015 metri di altezza. Ai piedi dei Mátra, da secoli si producono vini bianchi di sensuale e avvolgente fragranza. Nelle cronache antiche vengono menzionati, per l'eccellenza delle loro uve, il Debrõi Hárslevelû, il Gyöngyösi Olaszrizling.

I principali tipi d'uva sono: l'Olaszrizling, il Hárslevelû, lo Chardonnay, il Muscat Ottonel.

Località di produzione vinicola: Abasár, Gyöngyös, Nagyréde, Visonta, Markaz

Ungheria Settentrionale - zone del vino: Eger

"La patria del Sangue di Toro"

Cantina tipica di Eger, Ungheria Settentrionale

È una zona di vino con un ricco passato medioevale. La caratteristica dei vini rossi di Eger è il colore bello e il fine contenuto di tannino. Dopo vari anni di stagionatura in botte di legno, nelle cantine di un eccellente microclima si producono dei vini asciutti vellutati, pieni e ricchi di sapori. I vini bianchi sono armoniosi con fine profumo e sapore.

Eger è la capitale del vino per eccellenza. Nella storia della città, sorta al punto dello spettacolare connubio dei monti Mátra e Bükk, il vino gioca il ruolo di protagonista assoluto. Nelle cantine scavate nel tufo d’origine vulcanica della cosiddetta Szépasszonyvölgy (Valle delle belle Donne), si possono riscontrare le tracce di una cultura vinicola ormai secolare.

Cantina tipica di Eger, Ungheria Settentrionale

Per abitudine si cita la collina di Nagy-Eged, con le pendici ricoperte di vigneti, quale centro della zona vinicola, formata da 4.000 ettari di terreno costituito di sabbia e löss. Eger - e il suo territorio - è probabilmente la prima regione di produzione vinicola in cui i Serbi diffusero il Kadarka. Sotto la dominazione turca le uve dei dintorni di Eger subirono un radicale cambiamento: le uve nere sostituirono quelle bianche e fu introdotta la metodologia usata dai serbi, cioè facendo macerare anche le bucce. I vini di Eger sono molto apprezzati anche in campo internazionale. Particolarmente noto è il Leányka, ma il più rinomato è l’Egri Bikavér, (Sangue di Toro di Eger) preparato con diversi tipi di uva, ad alto contenuto alcolico, maschio, dal bel colore rosso rubino, tutto fuoco e fiamma: un vino leggendario!

I principali tipi d'uva sono: il Kékfrankos, il Kékoportó, il Cabernet Sauvignon, l'Olaszrizling, il Leányka.

Località di produzione vinicola: Eger, Egerszólát, Maklár, Noszvaj, Ostoros, Verpelét, Aldebrõ

Ungheria Settentrionale - zone del vino: Tokaj

"Il Vino dei re, il Re dei vini"

La zona del vino Tokaj-Hegyalja, Ungheria Settentrionale

Nel triangolo di tre caratteristici monti si trovano 6600 ettari di vigne, ricadenti in 27 località al cui centro è la città di Tokaj. E’ una zona conosciuta per la produzione di vini passiti, nota in tutto il mondo già a partire della metà del secolo XVI, quando nei pranzi reali non poteva mancare lo Szamorodni, una specialità di vino prodotta in queste terre. E’ anche una delle prime zone al mondo ad essere classificata, con metodi molto severi. Oggi, sono rinomati e molto apprezzati il Furmint e l’Hárslevelû, vini forti e profumati, corposi, pieni.

In verità, l’arte vinicola del Tokaj risale a tempi assai remoti, come dimostrerebbe una foglia di vite pietrificata, risalente al 290 d.C, ritrovata a Erdõberény. Si racconta che Árpád, conquistatore della patria, avanzando lungo il fiume Bodrog mandò il prode Turzol, suo fedele paladino, in avanscoperta.

Al suo ritorno, raccontò entusiasta le bellezze del luogo e del monte su cui si adagiavano placidi vigneti. Árpád, cogliendo la gioia del suo fido guerriero gli fece dono del monte e del territorio fin dove il fiume Bodrog s’incontra col Tibisco. Qui fu costruito l'abitato di Turzol, che oggi si chiama Tarcal. Fin qui la leggenda.

Cantina tipica di Tokaj, Ungheria Settentrionale

Cronisti degli anni successivi, invece, riferiscono che il vino della regione di Hegyalja portato dal cardinale Draskovics, aveva mietuto un successo mirabile alla corte del Papa già nel 1362". Preso il nome "Tokaji" (letteralmente vuol dire di Tokaj), Luigi XIV, re di Francia, dopo averlo assaggiato esclamò: "Vinum regum rex vinorum" (Re dei vini, Vino dei re), mentre altri lo definirono "il nettare degli dèi".

Nel XIV secolo, per merito dei monaci Paolini, furono impiantati altri vigneti nei dintorni di Sátoraljaújhely, tra i quali quelli della collina della rocca di Poggio dell’Oremus, cui nome deriva proprio dalla preghiera "Oremus" che si sentiva risuonare dalla cappella del castello. C’è da aggiungere che Tokaj-Hegyalja dispone di un sistema di cantine, rese particolari dalle muffe "nobili", un tessuto fungoso nero e denso che, con le botti, interagisce e svolge un positivo effetto sul vino.

In questa zona possono essere impiantati solo quattro tipi di vitigni: il Furmint, il Hárslevelû, il Muscat Lunel, l'Oremus, da cui si preparano i vini, ovviamente bianchi, con sette differenti metodologie.

Traduzione del sito

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Foto Ungheria Settentrionale

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