La gastronomia è arte, ma è
soprattutto storia. La preparazione dei piatti, il preferire una
modalità di cottura ad un’altra, o l’uso di taluni ingredienti
rispetto ad altri, sono semplicemente i segni del passato e della storia
di un dato territorio. La validità di tale banale regola è quanto mai
evidente nella Grande Pianura. Qui, dove le ricche acque del Tisza danno
vita a più di duecento varietà di pesci, i "piatti
nazionali" sono la zuppa e lo spezzatino di pesce alla
paprika.
Ciò, non deriva dal caso. Gli uomini che portavano a
pascolare i loro animali lungo il territorio del lago Tibisco (Tisza-tó),
dovendo restare fuori casa per alcune settimane, si portavano dietro
solo cibi non deperibili:cereali, cipolla, lardo. Dato che a loro era
vietata la caccia, le risorse dell’acqua diventavano essenziali, con
il pesce che veniva cucinato alla griglia, allo spiedo o nell’argilla.
Anche il gulash al paiolo è molto rinomato e ancora oggi
preparato, con gli antichi metodi, dagli abitanti della zona. Su quest’antica tradizione
poggia la bontà della zuppa di pesce, molto elaborata ad esempio
nella città di Baja, diventata oggetto di
culto e di confronto tra metodologie diverse di preparazione. Le competizioni
organizzate ogni anno sulla riva del fiume Sugovica sono di fama
nazionale.
Si racconta tra gli abitanti
della Pianura (Alföld) che si considerava (e in alcune
famiglie si considera ancora) ricca la persona che ogni giorno mangia
carne, particolarmente quella bovina e suina. Altrettanto ricca era
considerata la famiglia che mangiava la carne dei volatili, prodotta da
chi per portare denaro a casa, era indotto a venderla. Per tale ragione
un ospite trova la carne sulla tavola tutti i santi giorni. La gente
comune però, quella che la carne non poteva mangiarla, diede molto
sfogo alla fantasia, di cui ancora oggi si trova traccia nella preparazione
delle zuppe, in varietà senza limiti: con tre ingredienti di base la
farina, il latte e la frutta; (ma ci sono anche quelle con la carne). Si
fa inoltre grande uso di lardo e cipolla, alimenti secolari usati dalla
gente semplice. La cucina qui è grassa: i piatti hanno per la gran
parte la base di un composto addensato di olio e farina.
Per gli abitanti dei centri
compresi tra il Danubio e il Tibisco, nel Kiskunság (Piccola Cumania),
la storia alimentare non è diversa. Dediti alla pastorizia per oltre
700 anni, gli abitanti della zona vissero senza mai praticare la
coltivazione della terra. Solo successivamente la Piccola Cumania
diventò il frutteto d'Ungheria. Ora, qui si produce il famoso fegato
d'oca, menzionato nella gastronomia di tutto il mondo.
Un aneddoto particolare
riguarda paprika di Kalocsa. Si racconta che i pastori nel
girovagare per i boschi di Bogyiszló, trovarono delle bacche
selvatiche, si trattava di peperoncini rossi. Le portarono a casa, le
addomesticarono, cominciarono a coltivarle. Da quel tempo, la città di Kalocsa
diventò la patria della paprika rossa dolce, macinata nei mulini
appositi.
I dintorni di Szeged,
dov’è accentuato l’uso della paprika, sono molto noti per l’arte
culinaria.
Cotta nel grasso del maiale
della Pianura, la cipolla di Makó
(ricercata, come in Italia è quella di Tropea) diventa di colore
oro, e da un particolare sapore allo spezzatino, al gulasch o alla zuppa
di pesce.
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