| Che dire
della cucina ungherese? E’ tutto descritto nelle righe
lasciate da un componente della famosa famiglia Gundel: "Prendi
la cucina di una famiglia cui bisavolo è caucasico,
la bisnonna è italiana, il cognato è austriaco
e lo zio è francese. Collocala in una nazione che ha
le gengive buone, il gusto fine e la voglia di cucinare. A
questo punto tocca alla preparazione dei piatti: dà
il gusto del piatto come l’hai imparato dai tuoi avi,
sii avaro nell’aggiungerci del grasso e quando non puoi
farne a meno usa soltanto quello di cicciolo o di maiale,
sii generoso nell’aggiungerci della cipolla ed abbi
pazienza nel soffriggerla, aspetta che diventi giallo oro;
sii coraggioso con il peperone, ma non metterlo nel grasso
troppo caldo e non friggerlo amaro, sii generoso quando aggiungi
la panna acida nella peperonata, e metti un po’ di panna
per addolcirlo, sii artista, quando ci metti il peperone verde
e il pomodoro, e se tutto quanto è pronto, non dimenticare
che molto dipende dalla presentazione del piatto e dall’ambiente".
Károly, uno dei tredici figli della famiglia Gundel
si era distinto nel 1930, con la gestione del ristorante ungherese
all’Esposizione Mondiale di New York. E d’arte
culinaria s’intendeva.
Per essere più precisi, la storia di Budapest e il
riconoscimento mondiale della cucina ungherese si intrecciano
in modo formidabile. A Budapest, più che negli altri
luoghi del paese si sono incrociati ed accettati gli influssi
stranieri e la conservazione delle tradizioni popolari e nazionali.
La varietà della cucina signorile e borghese fu rinverdita
da quella popolare e, dall’altra parte, quest’ultima
fu "addolcita" e adeguata al gusto internazionale.
In tutto ciò consiste il segreto della bontà
e dell’originalità della cucina ungherese, che
ha – e non poteva essere diversamente – alcune
caratteristiche specifiche rispetto alla cucina delle altre
regioni del paese. Alcuni aneddoti che qui descriviamo, spiegano
forse meglio il concetto. Il creatore della famosa torta,
József C. Dobos, non fu mai pasticciere, era prima
di tutto un cuoco, poi commerciante di derrate alimentari
e scrittore specializzato. La sua torta, che porta il suo
nome, la preparò per l’Esposizione Nazionale
del 1885. Ebbe un successo così grande, che poco dopo
dovette rifornire anche l’estero. La torta di
Dobos entusiasmò i ghiottoni di Pest e di
Buda ma anche i pasticceri perché toccava sul vivo
i loro interessi. Difatti, gli altri pasticcieri fecero di
tutto per scoprirne il segreto, ma inutilmente.
Altrettanto famoso fu (ed ancora è) Emil Gerbeaud,
d’origine ginevrina. Su di lui Gundel scrisse che si
trattava di "una personalità interessante"
che portò a Budapest "il gusto francese e l'atmosfera
parigina". Ed aggiunse che si trattava di un vero artista:
progettò egli stesso le scatolette decorative speciali
per i cioccolatini, inventò il boero (cioccolatini
ripieni di visciola in cognac) ed i confetti al cioccolato,
i quali sono conosciuti in tutto il mondo come specialità
Gerbeaud. La lussuosa pasticceria Gerbeaud, arredata con mobili
artigianali di valore, ancora oggi è frequentata oltre
che da intellettuali dai golosi locali ed europei.
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Piatti tipici

Torta Dobos

Strudel misti
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