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BUDAPEST
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ART NOUVEAU -Centrocittŕ, Lipótváros a Pest* (Per questa passeggiata conviene portarsi una merenda!) Partiamo dal cuore del Centrocittŕ, dalla Ferenciek tere (Piazza dei Francescani). Prima perň vale la pena guardarsi attorno. Guardando dalla piazzetta davanti alla chiesa dei Francescani verso il Ponte Elisabetta, all'angolo sulla sinistra vediamo un palazzo d'affitto regale, cioč gli inquilini pagavano l'affitto direttamente al Tesoro Regale. Questo palazzo, come anche i due altri palazzi con torretta che stanno davanti al ponte a modo di una gigantesca porta, sono progetti di Korb e Giergl. Le trombe delle scale sono splendide anche nel loro stato attuale devastato. Le forme baroccheggianti degli edifici rispecchia le esigenze del committente, la corte imperiale e reale. A destra s'innalza all'angolo della Petőfi Sándor utca il palazzo dell'ex Cassa di Risparmio del Centro. All'interno dell'edificio troviamo la galleria che dŕ il nome piů conosciuto alla casa: la Corte Parigina (Párizsi udvar). E' l'ultima e la piů importante opera del giŕ menzionato Henrik Schmahl (1909-1913). E' una straordinaria miscela di stili: in questo monumento di generosa composizione e ricca decorazione di Budapest, oltre all'architettura moresca-islamica e all'uso istoricizzante della gotica veneziana si trovano anche riverberi dell'opera di Lechner. Si consiglia di percorrerla dettagliatamente in ogni suo particolare. Proseguendo verso Nord dobbiamo stare attenti agli edifici di due strade parallele, passando sulle vie laterali ora su questa ora su quella. Ci sono tante cose da vedere in esse: nella Petőfě Sándor utca il numero 6 (Gyula Fodor, 1912-1914), e il numero 5 (Géza Kármán e Gyula Ullman, 1905), e nella Váci utca i numeri 15 e 14 (Albert Kőrössy, 1911), 11 /B (Révész e Kollár, 1912), 11/A (Ödön Lechner e Gyula Pártos, 1888-1889), 8 e il negozio di fiori al numero 7 (Albert Kőrössy, 1906). Saranno forse meno vistose, ma urbanisticamente importantissime anche la Haris köz (Károly Rainer, 1911) e la Pilvax utca (József Fischer, 1913), dove ambedue i lati delle strade sono state costruite secondo progetti unitari. Lungo
la Petőfě Sándor utca si arriva in Martinelli tér e qui ammiriamo,
sul lato verso il Danubio tre palazzi degni di una presentazione piů
dettagliata. Al numero 2 si č costruito il magazzino di Szénássy e
Bárczai attorno il 1908 (Dávid e Zsigmond Jónás). Con le sue forme
geometriche, le viti che tengono fermi i rivestimenti in pietra e
servono anche da ornamento, il portale a due piani č una delle prime
case moderne nella capitale e dimostra un influsso soprattutto
austriaco. Accanto ad esso si erge il palazzo dell'ex Banca Török,
costruita nel 1906 (Henrik Böhm e Ármin Hegedűs), riecheggia con la
sua facciata quasi interamente coperta di vetro i negozi L'ultimo
ad essere terminato in ordine cronologico č l'edificio al numero 5,
costruito nel 1912, secondo i progetti di Béla Lajta. Purtroppo,
recentemente, questo palazzo nonostante fosse sotto tutela come
rappresentante dell'architettura premoderna dell'epoca, ancora prima
della prima guerra mondiale, ha perso molti dei suoi valori l'arredamento ormai inesistente del
negozio di musica Rózsavölgyi, sono stati Proseguendo dalla Martinelli tér verso Bécsi utca conviene fermarsi un attimo davanti al numero 6 di Kristóf tér. La casa di abitazioni e negozi (1910), progettata da Albert Kőrössy e Géza Kiss costituisce una straordinaria miscela con i suoi ornamenti molto puritani, geometrici ed i romantici rilievi raffiguranti figure antiche ungheresi. Sui lati settentrionale e occidentale della Erzsébet tér si trovano altri edifici di Károly Rainer, questa volta non classicheggianti ma ornati piuttosto secondo il gusto biedermeier (Erzsébet tér no 3 e 5, Harmincad utca no 6, József Attila utca no 18), fra i quali merita di essere visitata la grande sala del pianterreno dell'Ambasciata di Gran Bretagna. Attraverso la József Attila utca giungiamo poi alla Roosevelt tér, con subito all'angolo la sede di una volta della Banca di Commercio Ungherese di Pest (Zsigmond Quittner e Ignác Alpár, 1906-1907), ricostruito proprio in questi ultimi anni nella sua forma originale, assieme alla cupola all'angolo devastata dalla guerra, ma anche lo stemma cancellato nel dopoguerra e perfino le ali degli angeli allontanati con la pignoleria tipica degli anni Cinquanta.
La casa di abitazione situata tra le Vie Aulich e Perczel illustra bene come l'istorismo era confluito nell'architettura art nouveau, stavolta con forme neoromaniche (László Gyalus, 1901). Il numero 3 di Aulich utca (Albert Kőrössy, 1901) e il numero 3 di Honvéd utca (Emil Vidor, 1903) sono due belle perle della architettura di quest'epoca. La prima casa ha perso nella guerra la sua copertura proliferante, fantastica, la seconda ha rimesso alla ricostruzione del dopoguerra i portali individuali dei negozi in ferro battuto. Anche queste due case devono essere visitate dall’interno, anche se dovessimo rinunciare al resto della passeggiata. Gettando uno sguardo sul lato meridionale della Báthory utca (no 3. Kármán e Ullmann, 1902; no 5: Ignác Alpár, 1904-1907; no 7: Révész e Kollár 1905, Emil Vidor 1901-1903), passiamo con meraviglia vicino all'edificio del Parlamento. Durante i venti anni della sua costruzione questo lavoro ha educato schiere intere di architetti, decoratori, artigiani (realizzando un insieme senza pari e conservato nella sua forma originale del tardo istorismo), i quali avrebbero assicurato l'alto livello delle opere delle nuove tendenze dell'architettura a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Dal quartiere Lipótváros si puň prendere un degno congedo passando lungo la Falk Miksa utca (nno 5 e 6-8: Emil Vidor, 1910-1911; no 13: Gyula Fodor, 1909; no. 15: Miklós e Ernő Román; no 18-20: Gyula Fodor, 1911; no 24-26: Miklós e Ernő Román e infine all'angolo, Szent István körút no 5: Sándor Heidelberg e Dávid Jónás, 1900). Giunti sulla Szent István körút ci troviamo di fronte ad altre due case di abitazione alla viennese di Kármán e Ullmann (nno 10 e 12, 1903-1904), la porta di quella a sinistra loda l'opera artistica dei fabbri maestri Forreider e Schiller. Per chi ce la fa ancora, consigliamo di proseguire la passeggiata anche nel quartiere Lipótváros. Nelle Vie Pannónia, Gyula Hegedűs, Visegrádi e Miklós Radnóti troverŕ molte cose da vedere. * © Su concessione di János Gerle, noto architetto ungherese, conosciuto in Italia per aver progettato il Padiglione Ungherese alla Biennale di Venezia. |